#ProgettoBillyElliot – La trappola della coerenza

Oggi parto dalla pubblica dichiarazione di un intento di cambiamento, o di impegno per una causa. Immediatamente si palesa la trappola della coerenza, la trappola del “eh ma tu…” “ma come tu che…” “voglio propio vedere…” “predichi bene ma razzoli male…” È la paura dell’incoerenza, che ci assale ancora prima che siano gli altri a rinfacciarcela al punto da paralizzarci, da farci desistere perché tanto prima o poi…

La paura di essere incoerenti ci paralizza

Ancora prima di iniziare un percorso di emancipazione e presa di responsabilità, le nostre abitudini passate, l’essere cresciuti in un ambiente maschilista che, volenti o nolenti, ci ha profondamente influenzato, l’abitudine, il piacere, di fare o ascoltare battute maschiliste ci fa dire che non vale la pena esporsi a un sicuro fallimento.

Questa trappola dell’incoerenza è alimentata da almeno due fenomeni apparentemente paradossali: 

1. Il bisogno di coerenza interna: sono un maschilista

La nostra mente tende a cercare una coerenza con l’immagine che abbiamo di noi stessi e quindi a farci fare scelte che siano coerenti con chi siamo. Quando proviamo a cambiare, se la nostra immagine interna non è cambiata, inconsciamente siamo spinti a tornare coerenti con chi siamo veramente e quindi remiamo contro, boicottiamo il nostro desiderio di cambiamento. È estremamente difficile convivere con un senso di incoerenza a meno che non lo si scomponga prendendo esempio da A.A. (alcolisti anonimi).

I membri di A.A. pongono alla base del processo di emancipazione dall’alcol 2 elementi chiave: riconoscersi alcolisti (bramanti l’alcol) e smettere di bere(astinenti dall’alcol), accettano inoltre le ricadute come un fatto del tutto probabile. Ovviamente il successo di A.A. non può essere ridotto a questi aspetti, ma ci offre uno spunto molto interessante: perché non riconoscerci maschilisti e al tempo stesso impegnarci a non agire comportamenti discriminatori o violenti nei confronti delle donne? Separiamo l’essere dall’agire.Personalmente mi risulta più facile pensarmi un maschilista attento a non agire il proprio maschilismo, ma sempre “malato” (mutuo qui il linguaggio di A.A.), che definirmi un femminista coerente sempre…

2. Il bisogno di coerenza sociale

Il fenomeno del conformismo affascina da sempre gli psicologi. Vi propongo un interessante video che presenta, con filmati d’epoca, gli esperimenti del collega psicologo Asch che studia appunto il comportamento umano sotto pressione sociale:

La sfida è quindi quella di mantenere la propria coerenza anche difronte alla pressione sociale. Per esempio quando al bagno, tra uomini, il collega parla in maniera volgare della collega o si lagna del fatto che “avrà le sue cose“… In queste situazioni è estremamente difficile prendere una posizione dissonante e, nel migliore dei casi, si tace.

Proprio per questo abbiamo pensato che avere un luogo di confronto dove condividere le nostre incoerenze, le nostre fatiche, senza essere giudicati o additati come incoerenti, da una parte, ma poter condividere anche i nostri successi, le storie di quando siamo stati capaci ed efficaci nel prendere le distanze e non avvallare una cultura sessista, dall’altra, potesse essere importante.

Grazie e alla prossima, Paolo

 

Scopri di più sul Progetto Billy Elliot – il progetto pro bono del nostro studio associato di psicologi del lavoro DLM-Partners

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