#WorkInProgress – Intervista a Camilla e Cecilia founder di Psight

EL Se dovete presentarvi professionalmente, chi siete e che lavoro fate?

Camilla: sono una Psicologa specializzata in contesti organizzativi. Effettuo consulenze psicologiche ad adulti e giovani adulti che attraversano fasi di cambiamento o crisi personali e di carriera. Seguo con passione la nascita e lo sviluppo di progetti con alto valore sociale per associazioni, aziende e privati. Sono vice presidente di GPL (Giovani Psicologi Lombardia). Con queste premesse ho creato il mio personale progetto, Psight, per diffondere la cultura di una psicologia attuale, socialmente utile, moderna ed aperta. Il mio lavoro quindi è di psicologa consulente per privati o aziende, con attenzione alla società.

Cecilia: Mi chiamo Cecilia, ho 35 anni, e nella vita faccio la Psicologa. Oltre alla classica attività clinica rivolta agli adulti e giovani adulti ho scelto di specializzarmi in psicologia giuridica, unendo così l’altra mia grande passione, il diritto. Inoltre, da anni mi dedico alla tutela e alla promozione della professione psicologica con l’associazione Giovani Psicologi della Lombardia, di cui sono Presidente da 4 anni.

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EL Quali sono state le tre/quattro pietre miliari che vi hanno reso la professionista che siete oggi? 

Camilla: Ho scelto di diventare una psicologa quando ero una bambina, ascoltavo mia mamma parlare con i fratelli della malattia della nonna che non aveva una cura certa, depressione. Io volevo capire di più, volevo aiutare gli altri ma soprattutto volevo risolvere. Oggi questo è rimasto il mio desiderio: risolvere. Questa prima pietra miliare mi ha fatto guardare con sospetto gli psicofarmaci e con il tempo le scorciatoie.

Durante gli studi ho sempre lavorato nei contesti più disparati, nell’organizzazione di eventi aziendali dalle feste alle convention. Ad un certo punto ero più interessata a lavorare che studiare, la psicologia clinica dei libri non aveva le risposte per risolvere, descriveva solo i problemi. Ho avuto l’occasione di gestire un ristorante e soppiantare i lavori saltuari con uno fisso. Ho fatto questo per circa due anni e ho definitivamente capito che le persone possono essere aiutate nel loro contesto di lavoro, dove passano la parte attiva delle loro giornate, dove se si lavora meglio si sta meglio anche fuori. Ho quindi virato gli studi dalla psicologia clinica alla psicologia delle organizzazioni e del marketing, completandoli velocemente. Ho iniziato a lavorare nelle aziende tra mondo HR e Comunicazione/Marketing, ho imparato l’importanza delle programmazione e dei processi. Riuscivo a fare una cosa di quelle che volevo ovvero risolvere ma avevo perso una dimensione “aiutare gli altri”.

I progetti che mi avevano coinvolto di più erano di CSR (Corporate Social Responsability) dall’esperienza in banca ed in aziende leader della Green Economy, il contesto cambiava e a me motivava sempre lo stesso fine “aiutare gli altri e creare valore”. Avevo aggiunto un tassello.

Quando ho lasciato l’azienda per cercare un lavoro più nelle mie corde, sono andata a parlare con tutte le persone di cui avevo stima e che facevano un lavoro vicino ai miei sogni. Docenti dell’università di cui avevo seguito i corsi, professionisti del mondo della CSR, professionisti HR, volontari, PR importanti, esperti di comunicazione digitale. Mi piaceva il lavoro di tutti, ma non era il mio lavoro, era il loro. Un giorno ho incontrato un ragazzo che secondo me stava al posto mio, faceva il lavoro che avrei dovuto fare io per un ateneo importante, seguiva progetti sociali finanziati da aziende famose, girava il mondo e nel frattempo stava portando avanti un suo progetto personale, che lo gasava sicuramente di più del resto. Questo ragazzo mi ha detto di non sottovalutare il bene più prezioso che avevo in questo momento: il tempo. Insomma lui invidiava me che ero a zonzo.

In quei giorni odiavo avere tutto quel tempo, mi sembrava di aver fatto un errore pazzesco a licenziarmi senza avere un atro lavoro. Era la prima volta che ero disoccupata da quando avevo 18 anni e non ne potevo più di andare in giro vestita bene, in tailleur, iniziavo a sentirmi una caricatura di me stessa. Quel suggerimento di apprezzare il tempo, l’ho apprezzato solo col tempo. Non avrei potuto dedicarmi a studiare le nuove frontiere della psicologia e conoscere la terapia a seduta singola, le walk in clinic, approcci finalmente nelle mie corde come la terapia breve strategica. Non mi sarei sognata di dire “ora di questa idea ne faccio il mio progetto”. Siamo immersi in un sistema che va per obiettivi formativi, titoli da acquisire per gradi, obiettivi di carriera a step, livelli da raggiungere come videogame. Il milestone più importante per me è stato stare senza lavoro. Pensare cosa mi interessava cosa sapevo fare meglio ed iniziare ad indagare come fare per arrivarci.

Non è facile restare fedeli ai propri obiettivi, soprattutto se li elevi ad un fine socialmente utile, perché rischi di sconfinare ad ogni nuova idea o di applicare una regola per fare ordine e snaturare tutto. Si perde veramente un sacco di tempo, ma senza quel tempo non ci sarebbero certe idee. Non potrebbero essere così raffinate. Per fortuna intanto sono arrivata da un nuovo milestone: le idee vanno testate sul campo per poter essere affinate.

Cecilia: Sicuramente la mia esperienza come Presidente di Giovani Psicologi mi ha dato la possibilità di ampliare le mie vedute e scoprire le enormi potenzialità del nostro lavoro. Ho avuto modo di interagire con tantissimi colleghi, e di interfacciarmi con molte istituzioni sia di categoria che politiche. Questo mi ha permesso di “spogliare” la mia professione dei miti e dei pregiudizi, di alcune illusioni utopistiche e di declinarla in termini più pratici e rispondenti il bisogno delle persone. Grazie a Giovani Psicologi della Lombardia, tra l’altro, ho avuto la possibilità di conoscere la realtà dell’Italian Center of Single Session Therapy, ove mi sono formata per dar vita a Psight.

L’Associazionismo mi ha permesso di pormi in un’ottica molto flessibile e di apertura. Se ripenso a come immaginavo la mia attività quando ho iniziato l’università sento una distanza enorme: oggi grazie agli incontri che ho fatto e alla mia capacità acquisita di accogliere l’altro e ciò che mi può offrire, ho completamente stravolto quell’idea.

Ho stravolto la mia iniziale idea di fare la psicologa giuridica stile “silenzio degli innocenti” quando ho incontrato la Dr.ssa Ferrario, che in ambito forense si occupa di minori. E ho scoperto un mondo bellissimo, difficile ed affascinante.

Ho stravolto la mia idea che lo psicologo è un professionista incompreso e non considerato dalle altre professioni quando ho incontrato Luigi Congi, Presidente dei Giovani Farmacisti, con il quale abbiamo avviato da anni la Consulta dei Giovani Professionisti Milanesi, un importante spazio di confronto e dialogo tra categorie professionali diverse, anche non sanitarie.

E ho stravolto la mia idea del fare psicologia, grazie a Flavio Cannistrà che mi ha mostrato un fantastico metodo, e grazie a Camilla, amica e collega sufficientemente audace da condividere con me la folle idea di lanciarsi in un progetto che avrebbe fatto un grande eco.

Pensa che io e Camilla ci conosciamo da 14 anni, ci siamo perse di vista spesso ma sempre ritrovate poi, e oggi siamo qui a realizzare insieme il nostro sogno. Abbiamo varcato insieme la soglia della facoltà di psicologia e oggi siamo qui a fare psicologia, in modo nuovo. Se non è una pietra miliare questa! 🙂

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EL Cosa è e come nasce il progetto PSIGHT?

Psight è l’insieme di due parole Psicologia ed Insight (intuizione, percezione netta ed immediata di fatti interni ed esterni… tante cose, ma quella che hai compreso tu ora).
Nasce da un’idea mia e della collega Psicologa Cecilia Pecchioli.

In Psight abbiamo scelto di mettere in pratica gli articoli letti, i suggerimenti raccolti e i pregiudizi da sfatare. Abbiamo fatto nostri i buoni propositi di altri e abbiamo reso propaganda le nostre belle parole, se gli psicologi sono lontani dalle persone dobbiamo prima di tutto parlare alle persone ma come ci parlano all’aperitivo. Abbiamo studiato e copiato l’innovazione sempre dell’estero e ridotto alla trasparenza la burocrazia sempre casa in Italia. Psight è il risultato del tanto studio dedicato alla psicologia e del forte desiderio di dare alla consulenza psicologica un nuovo respiro, di farne un servizio per le persone di oggi. Di avere la risposta ad ogni pregiudizio verso la cura e freno al benessere mentale.
Psight nasce dalla Psicologia e dagli Insight.

Per mettere tutto questo in pratica, abbiamo creato un ambulatorio ad accesso libero, una walk in clinc, dove le persone possono entrare senza prenotazione, senza prescrizione medica, senza l’impegno di tanti incontri e tante spese. Entrando da Psight si può avere una consulenza psicologica anche unica. Il metodo utilizzato è la TSS (terapia a seduta singola), volta a massimizzare ogni singolo incontro e ripetibile al bisogno. Psight è la consulenza psicologica che vuoi, quando vuoi, immediata.

EL Chi sono le persone che scelgono il vostro servizio? Come arrivano a voi?

Il target oggi è formato principalmente da adulti e giovani adulti (21-45 anni) che abitano a Milano e provincia. Coloro che scelgono Psight per una consulenza psicologica riportano problemi di natura relazionale (sfera amorosa e relazioni con genitori/figli) e solitudine; sintomi di ansia e stress; fobie ed ossessioni. La maggior parte delle persone no sa bene cosa la spinge a venire, spesso si presenta con un disagio generalizzato. La metodologia della Single Session therapy aiuta nel definire la domanda. Il fatto di non esser obbligati in lunghi percorsi aiuta anche chi non sa perché sta venendo li, a mettersi gioco in un’esperienza di cura e miglioramento di se.

Le persone arrivano perché un amico gli ha parlato di noi, per una brochure trovata in un negozio o per un post di instagram che gli è piaciuto. Nella maggior parte dei casi ci contattano prima ma alcuni si affacciano per “curiosità” direttamente alla porta del centro.

EL Quale è un tipico equivoco quando si parla di Terapia a Seduta Singola o single session therapy?

Se parliamo di Terapia a seduta singola, alle persone arriva il messaggio che si possa fare una sola seduta o che sia sufficiente un solo incontro per stare bene. È una visione in parte vera, nel senso che la TSS nasce proprio dalla costatazione che 8 persone su 10 che non facevano ritorno dallo psicologo per una seconda seduta, spiegavano che era bastato un solo incontro. “a volte basta una sola volta”.

Quello che si fa da Psight è applicare la TSS, ovvero pensare ad ogni seduta come completa. Quindi si ha una definizione del problema, delle aspettative, delle possibili soluzioni e del come arrivare alla soluzione. Nell’arco di questi momenti si lavora con più o meno facilità a seconda di tantissime variabili e per questo ogni seduta può durare dai 40 min alle due ore. Ci si saluta con dei compiti a casa e si pattuisce se rivedersi a breve o aspettare 3 settimane, sentirsi al telefono e capire se è necessario vedersi o se il problema sta cambiando grazie ai ragionamenti fatti in seduta ed ai compiti a casa. Quindi quello che accade in una seduta, comprende tutto quello che succede dopo. Ma anche tutto quello che accade prima, per decidere di andare e prendere coraggio, si fa già un grande passo avanti.

Sono tante le resistenze verso lo psicologo. Ma per me c’è una resistenza trascurata: guarire. È un rischio che tanti non vogliono prendersi.

EL Quali i vantaggi e le opportunità?

La porta per il Cliente è sempre aperta, ma sceglie lui se e quando tornare e quale problema portare.  Non c’è pressione nell’intraprendere per forza un ciclo di incontri, non c’è senso di colpa nel salutarsi ma apertura. C’è piena libertà e soprattutto, lo dico da psicologa, c’è responsabilizzare il cliente che è giusto che prenda la sua vita in mano il prima possibile! Come dice M. Hoyt, fondatore della teoria, “il nostro dovere è renderci non necessari quanto prima”. Per far risparmiare tempo, denaro e far riappropriare le persone della propria vita come attori protagonisti principali subito.

EL Ma Psight non si rivolge solo ai privati? Quale è la vostra offerta alle e per le aziende?

Psight si rivolge anche alle aziende. Abbiamo varie proposte che si declinano a seconda del sistema di welfare aziendale che esiste o che si sta programmando. Di base possiamo essere noi ad andare in azineda o ricevere le persone in ambulatorio da noi. L’azienda può scegliere se allargare l’offerta a tutti i dipendenti, ad alcune fasce (es. Post partum, pre pensionamento, genitori di adolescenti) e se rendere gli incontri utili a temi di lavoro specifici (potenziare la comunicazione, abbassare lo stress, etc).

EL Quando e dove possiamo trovare voi e Psight?

Il lunedì mattina ed il sabato mattina e pomeriggio, siamo in via Burlamacchi 11 a Milano, nella sede in cui riceviamo in formula walk-in, senza necessità di appuntamento. Gli altri giorni è possibile fissare un appuntamento nello stesso centro di porta romana o altrove. Possiamo ricevere in spazi di co-working ed abbiamo alcuni centri affiliati dove ci rechiamo saltuariamente, in occasione di eventi particolari come festa della mamma, del papà o giornate della salute.

EL Vi sentite ancora “Professionista” o sentite che il tuo ruolo sia evoluto in Imprenditrice Sociale? Perché?

Camilla: Mi sento entrambe le cose, ormai sono binari paralleli. La partecipazione a convegni come “audaci e Visionari” e la premiazione come best practice da parte dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, ci ricorda costantemente l’impatto sociale del nostro essere professionisti del settore. Tutti i giorni con i clienti sono una professionista, che siano privati che chiedono una consulenza o aziende.

Cecilia: il nostro è un lavoro dedito al sociale, siamo risorse a disposizione del cittadino, e sicuramente l’evoluzione concettuale e personale che ho avuto nel tempo mi ha permesso di capire quanto è importante investire su se stessi per diventare realmente utili agli altri. Ad oggi mi sento di essere entrambe le cose, e grazie a Psight ne sto avendo la conferma.

EL Cosa diresti/e alla te stessa del passato, magari di quando eri in crisi?

Camilla: Le direi di essere più sincera, di vendersi per quello che sa fare. Va bene studiare, andare all’estero, migliorarsi. Ma o sei bravo in qualcosa, o hai un’idea o lavori per chi ce l’ha. Io penso di essere una persona intuitiva, questa la mia migliore qualità. La mia intuizione la alleno costantemente e studio molto per non cadere nell’errore di credere alle apparenze. Faccio affidamento su questa mia capacità per costruire qualcosa di socialmente utile. La mia educazione mi ha fatto oscillare da momenti in cui credevo di dover essere più rigida, di non essere all’altezza, ed avvertivo il paradosso di certe costrizioni, di si fa così. Hai presente quando sai la risposta alla domanda, ma sai di aver studiato poco rispetto a quanto avresti dovuto. Utilizzando il ragionamento ti pare giusto rispondere così. Alla fine copi dal compagno di banco, ti uniformi alla risposta che gira in aula e prendi un voto scadente. Alla me stessa del passato direi che nessuno ci ha mai chiesto di essere tutti uguali, perché non serve alla società né al singolo, quindi perché sforzarsi per esserlo? Perché appiattirsi.

Cecilia: spesso nel corso degli anni mi sono definita un’utopistica, perché porto con me convinzioni relative alla nostra professione che spesso si sono scontrate con la realtà, una realtà che numerose volte mi diceva: così non vai da nessuna parte. A volte la frustrazione di non poter portare avanti quelle convinzioni mi ha fatto pensare di abbassare le aspettative, di non sperare in grandi cambiamenti e di non dare quel contributo che vorrei lasciare nel nostro settore. Ma sono anche una “capa tosta”, e nonostante mi sia molto “ammorbidita”, certi valori continuo a portarli nel cuore, sono la spinta che mi porta a rischiare. Oggi sono qui a parlare di un progetto che stravolge la classica idea di psicologia, e sono fiera di farlo perché racchiude ciò che per me è essere psicologo: rispondere al bisogno delle persone, aiutandole a star meglio “a modo loro”. Quindi alla me di qualche tempo fa direi: hai fatto bene a continuare a crederci.

Infine, ecco i link ai siti di Camilla e Cecilia

CamillaEsercizio.it

CeciliaPecchioli.it

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