La Leadership? Roba da Egoisti Lungimiranti

Ogni tanto mi capitano sotto gli occhi articoli vari intitolati tutti in modo molto simile. Un esempio su tutti? “Le 8 qualità essenziali che definiscono un buon leader” (Forbes, qui il LINK).

Ogni volta che mi imbatto in un articolo come questo provo un leggero prurito, che puntualmente cerco di eliminare andando a leggere l’articolo, ma che, altrettanto puntualmente, ottiene l’effetto opposto; e così, mi ritrovo con un prurito ancora più grande.

Vi starete chiedendo il perché; vi starete domandando come sia possibile; spesso, l’articolo, come in questo caso di Forbes, è ben fatto; vi starete interrogando cosa ci sia di così “pruritoso” (cari Membri della crusca, chiedo espressamente che venga accettato questo neologismo, N.d.A.) per me. La risposta sta nel fatto che tutti i vari decaloghi, o enne-aloghi, mancano sempre di un aspetto fondamentale. Se dovessi scrivere un articolo su quali siano le caratteristiche di una GREAT LEADERSHIP probabilmente lo intitolerei così:

Siori e Siore l’unica e imprescindibile caratteristica che deve avere una leadership di successo: LA FOLLOWERSHIP

Non può esistere un leader (o una leader) senza che vi sia un seguito, dei seguaci.

Leader, o leadership, è la derivazione di to Lead, condurre, che a sua volta deriva dal nostro latino inteso come comandare, guidare. Ma, ormai, sappiamo che non può esistere un leader senza che vi siano i propri seguaci, quindi proviamo a ridefinire il concetto di leadership:

La capacità del leader di convogliare le competenze, le energie, le capacità, di ogni membro del suo team verso il raggiungimento di obiettivi condivisi e decisi da tutti, fronteggiando le avversità. 

Questo comporta che il leader deleghi tutto ai suoi seguaci e collaboratori. Non è più quello che sta davanti al gruppo, sfoderando la spada e urlando “CARICA!”, salvo poi rallentare la corsa e lasciare i propri seguaci al loro destino. Il leader deve essere in mezzo al gruppo, percepito come uno del gruppo che lavori per il gruppo e che sia il portavoce del gruppo.

Ma questo cosa ci azzecca con gli Egoisti Lungimiranti? Ci azzecca perché per poter fare in modo di avere un gruppo fidelizzato, orientato all’obiettivo, capace di lavorare insieme, il leader deve continuamente lavorare per creare benessere all’interno del gruppo, ma perché sia un benessere reale, percepito e apprezzato deve passare dal suo stesso benessere, prima di tutto.

Quindi il vecchio adagio “se sto bene io, stanno bene tutti” è decisamente vero per il leader, che deve caricarsi sulle spalle tutto il benessere del proprio gruppo, ma lo può fare solo partendo dal proprio.

Un leader che non è portatore sano di benessere mette a rischio il benessere dei suoi follower, creando il terreno adatto per lo sviluppo di un ambiente insano, altamente stressante, che potenzialmente potrebbe mettere a rischio di disagio e stress i propri collaboratori. In questo caso si potrebbe arrivare persino a parlare di una leadership malata, dove la malattia è, però, trasmissibile per ogni via possibile, dalla mail alle riunioni. Portando alla sola inevitabile conseguenza: LA PERDITA DEI FOLLOWER; quindi, dell’unica caratteristica necessaria per una buona leadership.

Ecco perché è necessario lavorare di meno sulle caratteristiche che fanno un qualsiasi “capo” in un buon leader, ma molto di più su tutto ciò che potrebbe contribuire ad aumentare il benessere proprio e dei propri seguaci.

 

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